Buffon

Arrivederci Buffon. Una vita tra grandi parate e…clamorosi fruttini

Con il closing della stagione 2017/2018 è arrivato il momento dei saluti. Su tutti quello di Gianluigi Buffon, il portierone bianconero, approdato a Torino nell’estate 2001, ha terminato sabato contro l’Hellas Verona la lunga parentesi alla Juventus.

Personalmente da tifoso della Nazionale Azzurra e della Juve ho spesso esultato grazie ai suoi gesti tecnici. Tipo quelli del mondiale 2006.Inoltre, con la Juve sprofondata in Serie B e la Coppa del mondo appena conquistata decise di seguire la Signora anche tra i cadetti. Roba non di poco conto, sia per le potenziali offerte avute che per l’animo romantico dei tifosi. In sottofondo però c’è qualcosa del portierone che fatico a condividere.

Sulla parte tecnica c’è poco da aggiungere, forse l’unico neo è legato al fraseggio, ma c’è una scusante. Il calcio nel quale Buffon è cresciuto non prevedeva molta partecipazione del portiere in costruzione bassa. Nonostante ciò, talvolta non disdegna il brivido di qualche dribling (forse legato al suo passato da centrocampista). Uno di questi, su Bertolacci in Juve-Lecce 2012, si tramutò in un clamoroso errore, che in quel momento poteva costare lo scudetto. Altro particolare di Buffon sono le uscite alte sulle quali preferisce respingere di pugno o bloccare in due tempi. La motivazione è presto detta, forse va ricercata in una sua dichiarazione sui palloni di ultima generazione.

«Dal lato umano Buffon ha dato l’impressione, specie negli ultimi anni, di autorevolezza. Nelle uscite pubbliche si pone come una sorta di autorità del calcio italiano, quasi che si possa pensare ad un suo incarico politico una volta appesi i guantoni al chiodo»

Nonostante ciò, proprio nelle ultime curve della sua carriera, si è fatto letteralmente cogliere fuori dai pali.

Il suo celeberrimo sfogo post Real-Juve, mi da l’impressione dello scambio di opinioni al Bar Sport con il Mario Rossi di turno. Nei meandri del Bernabeu, il povero arbitro Oliver viene invitato a prendersi Sprite, fruttini e patatine in tribuna e viene definito insensibile e persona che non capisce un ca…. Per rendersi conto di quanto sia stato sgraziato gigione basta sentire le parole di un’altra vecchia colonna bianconera, Alessandro Del Piero. Pinturicchio, nonostante ponga la massima empatia per la situazione affrontata da Buffon a Madrid, ribadisce che fatica a comprendere le parole rivolte all’arbitro.

Oltre a questo si potrebbe tirar fuori: la maglia 88 a Parma, la scritta Boia chi Molla su una casacca indossata ai tempi dei ducali e il falso diploma del 2001, una breve resoconto di alcuni errori che hanno segnato la vita e carriera di Buffon.

Adesso metto da parte il Buffon peccatore e per celebrare il suo addio selezionerò 4 grandi parate:

1. Juventus-Milan – Champions League 2002-2003

Per la prima volta, nel 2003, la finale del massimo torneo europeo è tutta italiana. Di fronte ci sono Juve e Milan.

A Manchester la partita è tiratissima. La Juve soffre e a un certo punto rischia di capitolare in questa occasione. Seedorf dalla destra mette un cross a mezza altezza, Inzaghi sguscia tra la difesa juventina e si tuffa per finalizzare di testa. La sua incocciata a botta sicura sembra destinata a rete ma un colpo di reni di Buffon devia la palla in angolo con la punta delle dita.

 

2. Juventus-Bologna – Serie B 2006-2007

La Juve scende in purgatorio a seguito di calciopoli e all’Olimpico l’avversario è il Bologna. Questa parata ha un coefficiente di difficoltà alto, al netto di minutaggio e punteggio è una sorta di gol.

Buffon in un primo moneto respinge in tuffo un’inzuccata a botta sicura. La sfera viene fugacemente allontanata dall’area con una rovesciata, qui un altro giocatore bolognese si avventa sulla seconda palla per il tiro dalla distanza. Gigi, probabilmente con la visuale coperta dal groviglio di uomini della mischia generata dall’angolo precedente, si tuffa sulla sinistra. Quando ormai sta cadendo e sembra spiazzato, con un gesto istintivo, respinge di collo destro il tiro. Il successivo pugno alzato verso la curva, l’abbraccio di Boumsong tra l’incredulo e il felice, e l’esultanza dello stadio la dicono lunga sulla grandezza di questa parata.

3. Italia-Francia – Mondiale 2006

La finale di Berlino 2006 si sta prolungando ai tempi supplementari. Le squadre sono ferme sull’1-1 firmato Zidane-Materazzi, protagonisti poco dopo del gesto che tutti conosciamo a memoria.

Al 103′ Zidane può svoltare il mondiale, il suo colpo di testa sembra indirizzato verso la parte alta e centrale della rete. Con un autentico capolavoro di reattività Gigione si alza e devia in angolo. Le mani sulla testa e i gesti di Zidane sono un mix tra l’incredulo e lo stizzito.

Probabilmente è la parata più emblematica di Germania 2006.

4. Juventus-Barcellona – Champions League 2016-2017

La Juve è avanti 1-0 in casa propria nell’andata dei quarti di finale, quando Iniesta ha l’occasione per pareggiare i conti. Un incredibile filtrante passa davanti a Cuadrado e Dani Alves premiando il movimento alle spalle del brasiliano di Iniesta, che si ritrova tutto solo davanti a Buffon. Il portierone carrarese non si scompone, resta in piedi sino all’ultimo e devia con la mano sinistra il pallone diretto sul secondo palo.

Anche qui parata pesantissima. La Juve andrà prima sul 2-0 poi sul 3-0, schiantando i marziani del Barcellona.


Foto tratta da: charitystars.com

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